quando stai dentro ad un tunnel non la vedi l'uscita. lampi, stridii, paura: distruzione e autodistruzione, è lo stesso, tutto perso in quella nebbia gelata che confonde i sensi. ma io so che un'uscita da questo tunnel C'é. ho scritto della mia caduta, ora voglio scrivere della mia ricerca. della mia speranza. benvenuti nel mio blog.
domenica 5 giugno 2011
le mie forze
sono davvero felice...ho cominciato ieri, una giornata di pioggia a doccia e di pienone incredibile...il mio turno è stato davvero una corsa pazza, e dire che ero appena arrivata! il pavimento liscio liscio e bagnato di pioggia, che ha attentato più di una volta alla mia vita e a quella delle bottiglie che portavo, i clienti impazziti e la fila di piatti da lavare che cresceva cresceva...mamma mia :)
oggi invece mi hanno addirittura mandata via perchè non c'era nulla da fare...freddo e pioggia...che giugno, dico io!
la mia capo mi ha messo in mano 35 euro per le cinque ore che avevo fatto, mi è sembrato incredibile che a guadagnarli sono bastata io. l'anno scorso ho lavorato, ma per farmi assumere ho avuto bisogno della raccomandazione di mio padre: ora sento che finalmente QUALCOSA posso farlo anch'io.
non possono togliermi la volontà di dirigere me stessa, non possono.
ieri tutte le mie amiche si sono indignate al posto mio, perchè finito il lavoro sono dovuta tornare a casa subito, e ad un mio tentativo di restare fuori con loro mia madre ha risposto con urli e minacce. sì, erano più arrabbiate di me.
in auto con mia madre, ieri sera, c'era silenzio. ha soffocato tutti i miei tentativi di parlare. così come in fondo, meno volontariamente, ho fatto io oggi. non triste, non arrabbiata, cordiale anzi. ma muta.
sentivo solo il rumore del motore, e quello della pioggia. non potevo darmi il diritto di svagarmi dopo settimane di studio e di comunità: mia madre non me lo permetteva. non potevo scegliere di frenare il motore o di placare la pioggia.
non posso scegliere QUANDO sarà pronto per me l'appartamento che l'assistenza sociale mi sta preparando, per uscire finalmente dalla comunità e cominciare la mia nuova vita senza tornare in questa casa di corde di violino.
molte, troppe cose non posso decidere. così come in comunità non posso andare a fare una passeggiata ogni volta che voglio, o fumare una sigaretta in più, o mangiare un biscotto la sera.
però quei 35 euro li ho guadagnati io, da sola, e sono quantomeno l'esempio di ciò che CIASCUNA DI NOI, PUR REMANDO CONTROVENTO, PUò FARE. mia madre non mi darà i soldi nè per la patente nè per pagare le bollette nella mia nuova casa(nella quale non vuole che vada), ma sono due anni che lavoro d'estate, e - sapete che vi dico?- è quasi meglio se non mi aiuta.
sabato 28 maggio 2011
è la voragine in cui si sprofonda una mancanza
L'anoressia è, infine, una malattia che non è nemmeno malattia. Per convenienza espositiva l'ho chiamata e la chiamerò così. Ma non è una malattia di quelle che si subiscono, che si hanno dalla nascita o delle quali si subisce il contagio. Molto peggio: è la voragine in cui si sprofonda una mancanza. Una voragine senza riposo. E chi non l'ha provata forse non potrà mai capirla. Perfino io che l'ho superata smetto di capire, a tratti.
Solo tanto tempo ci vuole. Ben di più di una primavera.
venerdì 13 maggio 2011
ho sentito dire che la felicità è ESSERE SE STESSI SENZA PAURA. ovverosia: ammettere ciò che siamo e ciò che non siamo, senza quell'alone di paura e di odio che abbiamo sempre avuto intorno.
essere se stessi senza paura, ecco ciò che ci fa re e regine del nostro destino. e se questà è la felicità, tutti i mali che ci sono là fuori nel mondo hanno un'importanza secondaria.
posso essere felice a dispetto loro.
e se sono me stessa senza paura, non ho bisogno di temere gli altri. non ho la necessità di farmi valere alzando la voce o piangendo, se sono intimamente convinta del mio valore.
Un re andava a caccia con il suo cavaliere preferito e con un servitore, quando rimasero separati dal resto del gruppo.
Mandò il servo a cercare l’uscita della foresta. Il servo incontrò un cieco con un bambino, e gli ordinò: “in nome del re, indicami la strada che porta fuori dalla foresta o ti taglio la testa”.
Il cieco gliela indicò e il servo lo seguì.
Dopo un po’ arrivò il cavaliere, mandato allo stesso scopo. Il cavaliere chiese al cieco: “Vi prego, signore, indicatemi la strada per uscire dalla foresta”.
Il cieco gliela indicò e il cavaliere sparì.
Dopo un po’ arriva il re. “Mi sono perduto” disse il re. “Aiutereste questo povero sciocco ad uscire dalla foresta?”
“Certo, vostra maestà” disse il cieco. “Il vostro servo e il vostro cavaliere sono già andati nella direzione giusta”.
Quando il re se ne andò, il bambino chiese al cieco: “Come avete fatto a distinguere il re dagli altri?”
Ed il cieco rispose:
“Solo una persona debole minaccia gli altri, e quindi il primo era un servo. Solo un cavaliere si sarebbe rivolto in tono educato a un contadino, che gli è inferiore. E sono un re poteva assumersi la piena responsabilità per essersi perso”.
venerdì 22 aprile 2011
la comunità si sta allargando, ormai siamo dieci ragazze, di cui solo due sono alla fine del percorso, solo due vivono spensieratamente il momento del pasto. rimangono pur sempre quelle otto che guardano nei piatti degli altri, esagerano o restringono, provano fastidio, ritualizzano. l'aceto a tavola va via come acqua, c'è chi usa talmente tanto sale che le fettine di carne, le verdure e la pasta diventano bianche. già da parecchio tempo non viene più portato in tavola il grana, perchè una persona sola riusciva a finirlo in uno o due giorni.
e la dietista, giustamente, dice che bisogna dare un taglio netto a questa situazione.
ma, dio, c'è modo e modo. ho avuto una dietista bravissima che mi ha aiutata immensamente nella prima fase del mio percorso, ma quest'estate è andata in maternità ed è stata assunta una sostituta. sono sicura che la "mia" dietista avrebbe gestito tutto, tutto, in maniera completamente diversa. sentite questa dietista che fa, invece: arriva con la faccia scura, fa il suo annuncio di provvedimenti. ed è una questa che non sai mai se prenderla sul serio o no, le ragazze nuove sono terrorizzate, noi vecchie la guardiamo e ridiamo di certi suoi errori, ingenuità e incomprensioni. Giulia ha cominciato a tremare col ginocchio, intanto. c'è chi prova davvero ansia se solo ci si riferisce al cibo.
poi la cuoca porta dentro il pranzo e la dietista tira fuori due cucchiai e li mette accanto all'oliera. massimo un cucchiaio di aceto e uno d'olio, dall'oliera occorre versarlo nel cucchiaio, dosare e poi versare sulle verdure.
a me non me ne potrebbe fregar di meno, in tutta sincerità, di queste sue misure. ma ho visto la faccia di certe ragazze. ragazze che si portano a casa il piano alimentare e lo eseguono maniacalmente, pesando tutto, dannandosi per tutto. creandosi quasi un disturbo alimentare parallelo, un "disturbo della guarigione". so che il piano alimentare, il controllo e la moderazione sono alleati preziosi all'inizio della guarigione, so che essi verranno comunque superati più avanti per lasciare il posto alla GIOIA DEL NUTRIRSI, o se non altro alla NORMALITà.ma una dietista non dovrebbe essere la prima ad affrontare il problema degli eccessi rinviando a maniere, misurazioni, restrizioni che sono patologiche in sè.
ditemi chi a casa propria o al ristorante si dosa l'olio col cucchiaio!
"ma non vedi come le ragazze ci rimangono male anzichè sentirsi aiutate?" le ho detto "esiste la regola, certo, ma bisogna imparare a regolarsi in maniera umana!".
rimangono pur sempre, da ieri in poi, quegli assurdi cucchiai e cucchiaini in tavola. uno grande per l'aceto, uno piccolo per l'olio. il grana lo mette la cuoca prima di portare in tavola i piatti, sulla pasta di chi lo prende di solito (è facoltativo). vale a dire che quella benedetta ciotolina non la vediamo neanche. e se lo volessi anch'io il grana, una volta per cambiare? sì, dovrei urlarglielo dalla sala prima che faccia le porzioni, per non farla andare e venire troppe volte.
ma che grandissime emerite stronzate. ditemi se un disturbo alimentare si affronta così.
domenica 27 marzo 2011
sabato 19 marzo 2011
mamma dice
mamma dice che la mia migliore amica è una troia, che il direttore della comunità è un farabutto, che il ragazzo di cui sono innamorata è un drogato.
dice che le persone della comunità non mi vogliono bene, che per loro sono "carne da macello".
mamma dice che sta male da quattro anni a causa mia. dice che l'ho fatta ammalare. dice che prende psicofarmaci per colpa mia.
dice che non riuscirò mai ad andare a vivere da sola, che sono solo un'illusa e non so niente della vita.
per le spese che mi sono più o meno necessarie, preleva i soldi dalla mia carta postale, i soldi del lavoro estivo dell'anno scorso che metto da parte per la casa. avvisa: te li prelevo sai. non chiede se può.
mamma dice che sono uguale a prima.
dice che mio padre l'ha avvertita: non fidarti di Alessia, dice tante belle paroline e poi te la mette nel culo. dice che è vero, sono proprio così io.
dice che la mia rovina è cominciata il giorno che ho messo piede in comunità.
che cammino sull'orlo di un burrone e ci finirò certamente dentro, con le cattive compagnie che frequento(le cattive compagnie sono queste:un'amica che da quando avevo 8 anni mi sta vicino e mi ascolta e le ragazze che in comunità affrontano con coraggio il percorso di guarigione).
mamma dice che merito solo di finire all'angolo di una strada. anzi, troppo: dice che non merito niente.
io, io col mio egoismo smisurato non troverò mai la felicità.
le chiedo se lei l'ha mai avuta. "no, da quando mi dai tutti questi dispiaceri, da quando a dodici anni gridavi e piangevi, a quindici ti tagliavi, a sedici non mangiavi, a diciassette (guarivi) in comunità".
non ho mai visto mamma felice, a quanto ricordi, e glielo dico. lei risponde che lo sapeva nascondere bene. che con mio papà intorno non lo doveva dimostrare.
sarà.
mamma dice che sono villana, bugiarda. mamma dice che non ha alcuna fiducia in me. che a quanto ne sa potrei anche battere agli angoli delle strade, ormai non si stupisce più. che lei ha sempre cercato di educarmi ma io ho rifiutato.
conclude che io ho rovinato tutto: ho rovinato me, mia sorella, mio padre e lei.
ho rovinato tutto.
sì, è stato a causa mia questo fiume di parole tutte urlate. si è anche avvicinata alla mia borsetta preferita e ha fatto il gesto di tagliarla. ha fatto il gesto di picchiarmi ma si è controllata.
...era scivolato fuori un pacchetto di sigarette da una borsa.
venerdì 18 marzo 2011


e domenica volerò :) settimana linguistica a Norwich, in inghilterra, ospitata da una famiglia di inglesi.
non ho mai fatto una cosa del genere e non so come sarà.
ma sono contenta di partire e di pensare, ora, solo alle cose da mettere in valigia, solo alle cose da fare: non a quanto imburrati saranno i panini inglesi.
cieli azzurri? molto più probabilmente grigi grigi, se davvero è come dicono e come ricordo da certi viaggi passati.
tristi, i cieli grigi? forse a viverci sotto tutta la vita sì. ma se il posto è un altro, un altro da casa tua, un puntino sulla carta che non avevi mai considerato e ora si apre davanti a te d'improvviso, davvero chissenefrega dei cieli grigi, come possono rinchiuderti quando tu stai viaggiando?
e poi devono essere posti stupendi!
e quel burro sui panini di cui un paio di mie compagne di comunità mi fanno lo spauracchio, sarà anche buono magari...
ci spalmerò sopra un po' di marmellata.
albicocca non fragola grazie :)
domenica 13 marzo 2011
?
la mia mamma ha tutte e due queste cose. soprattutto il cuore debole direi, anche se la voce è il più manifesto dei due aspetti.
oggi mi pareva stesse impazzendo. io fumo da un anno, fumo poco, due sigarette al giorno dopo i pasti, mai quando sono davanti a lei, mai meno di una mezz'ora dal vedere lei. però lei l'ha scoperto, gliel'ha detto il mio padre chiaroscurale, assente sempre e presente quando vuole, e il suo cuore di mamma mi sembrava lì lì per scoppiare.
non è finita.
io in comunità ho conosciuto una persona. era ottobre, avevamo da raccogliere le mele nei campi intorno alla casa e il nostro direttore, che gestisce anche una comunità di recupero per la tossicodipendenza, ha fatto arrivare dei ragazzi da lassù perchè ci aiutassero.
Davis. non saprei come altro definirlo. lui non è "il mio ragazzo", è...il primo che mi ha svelato quell'altra faccia del mondo nascosta sotto la mia vergogna. uno...tanti baci. i primi. sentirmi finalmente voluta da un ragazzo, voluta come qualcosa in più che la solita amica brutta con cui parlare guardando altro...
lui uscirà probabilmente a luglio, come me. ha fatto un percorso splendido, la droga non esiste più e il suo pensiero nemmeno...questo lo so e ne sono certa,perchè non solo lui ma anche tutto lo staff sono pronti a scommetterci...
ma mia mamma l'ha saputo, gliel'ho detto, e ora è gonfia d'ira, fuori scoppia e dentro si consuma...ha paura.
mi ha minacciata, offesa. teme.
ora, non so quanto sia giusto e quanto sbagliato tutto questo. ho una capacità di autocontrollo che è spaventosa, me lo riconosco. fumo perchè mi piace concedermi questo piccolo piacere, per averlo già fatto so di poter smettere quando voglio. davis mi fa sentire in paradiso, ma so che se le cose diventassero pericolose o malate non mi lascerei tirare in basso.
e allora?come stanno le cose?
mia madre dice: torna a casa e interrompi il percorso, piantala di fumare e manda affanculo Davis!ti ho sempre dato tutto, ora dai tu a me, tu che non hai mai fatto niente per me!
so che non ha ragione.anzi, non è vero:penso che non abbia ragione.
ma insieme ha perfettamente ragione.
queste cose mi fanno felice.
lei dice che tutti dobbiamo rinunciare alla felicità se necessario.
è necessario?
giovedì 10 marzo 2011
riluttante...striscio qui dentro. ciao, ciao. si può tornare anche se si è stati un bel po'stronzi?
mamma mia, quanto sono stata lontana! mille andate, mille volte schermate spente, mille volte mail senza risposta (scusate, scusate; non ho giustifiche vere e proprie, neppure attenuanti, se non il poco tempo, la confusione, forse la pigrizia).
insomma, sono un pochino scappata. ripetutamente scappata.
è vero che durante la settimana non ho internet; è anche vero che nei week end ce l'ho quasi sempre...quindi niente più scuse.
a volte vorrei riscrivere ma non lo faccio più perchè mi manca l'abitudine. quando una cosa che è tua non la tocchi per tanto tempo, hai timore a riprenderla, quasi un senso di vergogna per la polvere che disperderà il tocco della tua mano. vorresti piuttosto cominciare qualcosa di nuovo, che sentire quel brivido. e tendi a divagare, effettivamente.
provo un po' di imbarazzo, ora, nel riprendere in mano questo blog. imbarazzo perchè da quando ho avuto il mio primo STOP (un anno e tre mesi fa,quanto lungo questo tempo) non c'è mai stata una ripresa vera. come se questo piccolo blog si fosse svilito; quasi morto, se non ci fosse chi ogni tanto mi scrive a ricordarmi che è esistito e a chiedere la ragione per la quale adesso non c'è più.
formalmente c'è quasto blog. spiritualmente, da troppo è morto.
io vorrei poterlo riprendere in mano. vorrei superare questi timori assurdi nel ricominciare a scrivere. sebbene con tutta questa strana vergogna.
ora saluto voi, ciao ragazze. tutte le scuse del mondo sono inutili e ruffiane. non so niente di come state e a differenza di voi che siete state tanto gentili non ho nemmeno cercato di saperlo.
accogliete le mie scuse ed il mio abbraccio. non è vero che non pensavo a voi. solo, mi sono staccata. senza motivo, solo per pigrizia e disattenzione.
cambio tutti i giorni e non cambio mai. quasto blog è stato per me un cantuccio sicuro dove urlare. perchè non posso avere ancora voglia di parlarci dentro?
non ho mai perso con tutto quello che ho passato la voglia di parlare.
giovedì 23 dicembre 2010
domenica 31 ottobre 2010
noi sappiamo volare oltre il buio
Gli animali più possenti la temono: chiudono le palpebre insieme con il sole e si addormentano tra le pietre. Gli uomini stolti accendono lampade.
Tu invece sei così piccino. Ali di membrana sottile, pelo bruno tutto scarruffato, orecchie attente e grandi: nessun poeta ti loderà come fa con i gufi, non canteranno le tue ali di stoffa artigianale tenute insieme senza penne. Così piccino, movimento vibrante senza maestà. Però la notte è tutta tua.
La notte è la casa della paura. Luna di ghiaccio e foglie di sangue. Il bosco è percorso da branchi di lupi senza perdono. Falene sbattono le ali che non hanno colore. Gli uomini si svegliano e compiono crimini. Persino i placidi barbagianni sembrano bianchi fantasmi.
Tu solo ridi della notte, pipistrellino. Quell'oscurità tanto più grande di te non ti fa paura. Tu solo, unico poeta fra tutti gli animali, trovi allegria nella luna. Schizzi avanti e indietro senza vedere e senza cadere mai.
Quanta felicità la notte. Non hai bisogno di vedere per sentire che lei c'è e che tu ci sei.
Non hai bisogno della stampella del sole per sentirti caldo caldo fuori e dentro.
Piccolo animale notturno, pipistrellino. Tanto più grande sei tu della notte.
lunedì 18 ottobre 2010
il tempo di guarire
quando sono entrata in comunità mi sono detta: "la toglierò quando sarò guarita".
pensavo che l'avrei tolta alla fine del percorso, quando sarei uscita di lì.
poi un giorno, dopo quattro o cinque mesi dall'inizio del percorso, ero in bagno con un'altra ragazza e la collana si è rotta. si è sganciata la catenella e quella bavetta rosso sangue mi è finita in mano.
-se vuoi si può aggiustare facilissimamente- mi ha detto la mia amica.
-no,no grazie- le ho detto, e ho buttato la collana nel cestino.
forse non è ancora successo. o era già successo allora.
domenica 10 ottobre 2010
ancora
- ma che cosa?- sillabano le mie labbra stupite.
- non te lo so nemmeno dire. ma guarda la Verena, era anoressica anche lei però l'ho vista al McDonald's l'altro giorno! tu invece fai merenda solo e soltanto con le mele e mangi il tonno al naturale anzichè quello all'olio...e capisco che possa piacerti di più, però...non lo so, non so nemmeno come dirlo-
Mi disapprova, quell'adulta bambina, forse dopo tutto questo tempo seguita a disprezzarmi per come mi rapporto con il cibo. ancora.
- a casa non la mangi mai la pasta a pranzo!-
- però mangio carne, verdure, frutta, anche grissini o fagioli o patate-
- si, però la pasta non la mangi-
sono una mattonata nello stomaco questi dialoghi.
non riesco a capire che cosa è ora il cibo per me, che cosa è il corpo.
mangio, non riesco a non mangiare, costante è la paura di avere fame (di avere sempre, sempre fame,come una volta quando tutta la mia giornata era solo cibo). non riuscirei mai a restringere. non riuscirei mai ad eccedere senza farci caso, senza avvertire una tensione, una paura, una leggera colpa.
insomma, tengo me stessa in equilibrio forzato.
a casa mangio, mai di meno, spesso qualcosina di più.
però temo. temo la fame, il bisogno di masticare qualche cosa per placare il nervoso o la noia. temo la restrizione.
temo la Pulce.
non penso più alle calorie nè al mio peso quando mi trovo il piatto davanti. però lo indago e dico:- a noi due!-; lo indago e penso, com'è grasso questo sughetto, è ben tanta questa pasta. questo di per sè non è nemmeno Disturbo. però è qualche cosa che non mi permette ancora di stare completamente a mio agio con il cibo, quando esco dalla comunità. quando mangio qualsiasi cosa nel mio corpo c'è un'involontaria tensione. non faccio nulla e non penso nulla. ma, chi ha più sensibilità lo avverte, sono come un animale che mangia rapido e in allerta, come se da un momento all'altro dovesse giungere qualcuno a togliergli il pasto di bocca.
in comunità è diverso. lì non ho nessun problema.
ma quando arrivo a casa, ecco, scatta la "modalità protezione".
in comunità ci sono giorni che mi guardo e dico:-mica male!-
a casa, lo so che non devo stare più di dieci secondi davanti allo specchio, o l'immagine riflessa, la mia immagine, finirebbe per tramutarsi nella solita figura giunonica che ormai so di non essere.
ma lo stesso non debbo indugiare davanti allo specchio, quando sono a casa, o finirei per crederci. finirei per ritornare agli occhi di mia sorella quell'anoressica tanto disprezzata.
non sono più malata e lo so bene.
ma, la domanda è questa: dalle codine insulse e fastidiose, a volte persino dolorose della malattia, ci sarà un giorno che mi libererò?
o dovrò convivere tutta la vita con il peso scuro di questo mio passato?
tutta la vita giocherellare con le forbici come se fossero niente, e poi, ci colpo, ricordare? e mettere via quelle due lame innocenti con imbarazzo, con vergogna?
per sempre tremerò ogni prima neve ricordando le cose che porta con sé?
per sempre abbasserò lo sguardo e proverò gelosia per gli altri e disamore per me?
domenica 19 settembre 2010
non sono morta :)
ho avuto davvero pochissimo tempo ultimamente, tra la comunità e la scuola, e il mio libro che finalmente è uscito ed ha così bisogno di farsi conoscere...
tanto tempo per tante cose e insieme poco per me.
mi hanno tolto l'antidepressivo da 3 giorni, era tanto che aspettavo e ne sono felice! sono stati un po'duri questi primi momenti, permeati di nervosismo, ma reagisco bene soprattutto quando penso che davvero questo farmaco non mi serviva più ma il suo beneficio era solo psicologico...
autunno, freddo.
ricordo com'è stato quello dell'anno scorso. adesso è diverso, non ho più freddo e nonostante a casa sia sempre più difficile non sono più l'Alessia di prima, lo so, lo sento. la carne grassa e sugosa della domenica mi fa ancora ribrezzo, ma l'anoressia piano piano tace sempre più. non è per una paranoia che quella carne mi fa schifo. semplicemente non mi piace.
spero di avere un po' più tempo così da aggiornarmi su tutti i vostri blog!!!
intanto, un grande bacio :)
lunedì 30 agosto 2010
in questa mattina di lana piovosa
In questa mattina di lana piovosa, tutta l'uva è sulle pergole e nessuno la raccoglie ancora.
In questa mattina di lana piovosa, io ho approvato il mio aspetto senza mentire, e ho bagnato le scarpe nell'erba senza che una goccia disturbasse la pelle. L'erba era nutrita dall'acqua.
In questa mattina di lana piovosa, ho abbandonato il mio ombrello rotto e ho lanciato le sue stecche nel fiume, frecce d'argento sull'argento che rispecchia se stesso. La pioggia spruzza argento sui cassonetti dei rifiuti, sui lampioni e sulle ringhiere della scuola, che imprigionano i bambini nell'ora di ricreazione.
In questa mattina di lana piovosa, tutte le donne si scoprono belle, nello specchietto di una cipria o in quello più grande di una vetrina sbirciata sottovoce. Tutte le donne, sì, tutte guardano se stesse come una meraviglia. E gli uomini, gli uomini non si sono irritati della pioggia che scendeva a bagnare il vestito. Nessuno di loro ha bestemmiato quando un semaforo o il passo di un gatto hanno minacciato un ritardo, nessuno di loro ha bevuto soltanto un caffè a colazione.
In questa mattina di lana piovosa, le vecchie finalmente hanno pregato meno del solito, perché semplicemente non c'erano niente e nessuno da supplicare, e i bambini hanno fatto casino e mescolato le carte e nessuno li ha sgridati. E i ragazzi, quelli si sono baciati davanti ai cancelli della scuola senza che nessun bidello suonasse la campana, e anche a quelli che andavano soli non è stato negato un abbraccio, perché nessuno cominciasse il giorno senza compagnia.
In questa mattina di lana piovosa, il fiume canta la solita nenia sempre uguale. Solo che questa volta lo ascoltano tutti. E se il fiume non è un fiume ma un fosso di campagna, e se i fiori intorno non sono le aiuole che mettono in mostra a Sigurtà, ma margherite un po' spente e un po' calpestate, stamattina non sta a notarlo nessuno.
In questa mattina di lana piovosa, nessun cameriere ha fatto il conto sbagliato, e tutti i cassieri hanno battuto lo scontrino e tutti gli impiegati hanno risposto al call center e nessun capo del filo è stato scortese con l'altro. Solo i vigili urbani hanno strappato qualche multa in meno, a qualche svagato che si era fermato dove c'era divieto, per guardare che pioveva.
Stamani nessun caffè è stato troppo freddo, troppo liscio o troppo macchiato, e nessuno ha dovuto prendere la brioche all'albicocca perché quelle alla mora erano finite. Nessuno scapolo ha preso lo joghurt dal frigo e ha visto che era scaduto. Il miele era persino più zuccherino e anche le anoressiche ne hanno assaggiato un pochettino, perché era dolce davvero.
In questa mattina di lana piovosa, a dire il vero nessuno ha gridato.
Tutti i bambini sono nati senza dolore, senza che le mamme si facessero male.
Stamattina nessuno si è fatto male. Nemmeno un dito si è sbucciato. La pioggia non ha fatto scivolare nessuno. Gli autolesionisti non si sono fatti male. I gatti hanno lasciato stare le lucertole nei prati.
Guardo l'orologio e le lancette sono frecce d'argento, come le stecche dell'ombrello che sono sparite sul fondo del fiume. Ancora un minuto, e poi...
dong...
il mezzogiorno.
mercoledì 25 agosto 2010
contro la lapidazione

[questo post è tratto dal blog di Ondina: link http://lanavesullonda.blogspot.com/2010/08/dire-no-28-agosto-2010-100-citta-contro.html#comments ]
il 28 agosto, per un attimo, guardiamo con occhi diversi il nostro corpo nello specchio. riconosciamo che è un corpo di donna.
pensiamo a tutti quei corpi di donna che ogni giorno da qualche parte cadono trafitti di pietre.
sono come i nostri. fragili e potenti come i nostri.
corpi e menti e storie di donne meno fortunate di noi.
non dimentichiamoci mai di loro. facciamo circolare ques'immagine nei nostri blog e soprattutto nei nostri cuori.
La donna è un mondo.
la donna è IL mondo.
L'uomo è l'1. Unità pura e solitaria. La donna è il 2, numero binario. la donna crea, cammina. un'unità non fa un ritmo. la donna da sola è melodia.
perciò gli uomini insieme la amano e la temono. Se l'uomo è il seme della vita, la donna è il mondo che la può ospitare. una vita senza mondo non può esistere. un mondo senza donna, non può esistere.
le donne conoscono le magie, i cicli della luna e delle stagioni. le donne contengono nella loro pancia il segreto della vita e della morte e non lo sanno spiegare. sono tutte un poco maghe e un poco dee.
l'articolo femminile sta davanti alle parole terra, anima, luce, casa, energia, vita, guerra e pace, felicità.
c'era un'epoca in cui le donne reggevano il mondo, mi raccontava un giorno un'esperta di storia, ed era un'epoca senza avventure e senza guerra.
poi i maschi presero il potere e cominciarono a viaggiare per mare, a fondere l'oro, a costruire le città, a fare le grandi cose che crearono il mondo com'è oggi. tra queste anche la guerra.
Le donne che non cercavano avventura e non amavano la guerra rimasero a casa, dove molte di loro stanno ancora oggi.
negli uomini rimase il terrore di loro. tutti noi abbiamo sempre paura di ciò che non riusciamo a spiegarci.
L'attrazione della donna li confondeva. era come un vizio, come una malattia. era un'attrazione che superava enormemente il limite del fisico e intaccava pericolosamente le loro anime avventurose e guerriere. la donna ricordava loro che ciò che stavano costruendo non era Vita, ma solo qualche data su un libro di storia. gli uomini avevano paura delle donne.
e da allora le odiarono.
credettero che solo facendo schiava la Vita in persona, si sarebbero salvati dal suo potere.
e così donna cominciò a far rima con diavolo.
nel medioevo bruciavano le streghe.
E OGGI? CHE COSA FANNO OGGI? IO OGGI FREQUENTO LA SCUOLA, LAVORO E POSSO SPERARE IN UNA VITA MIA. MA ALTRE DONNE COME ME NON POSSONO PENSARE DI PRENDERE IN MANO LA LORO VITA.
UOMINI IGNORANTI ED ATTERRITI LE TENGONO IMPRIGIONATE CON LE UNICHE CATENE CAPACI DI TENERLE FERME: QUELLE MENTALI.
DONNE EDUCATE A ESSERE SCHIAVE PRIMA ANCORA DI RICEVERE LA PRIMA FRUSTATA.
DICIAMO NO ALLA SCHIAVITù DELLE DONNE.
DICIAMO NO ALLA SCHIAVITù DELLA VITA.
BASTA CON IL BIGOTTISMO MASCHERATO DA RELIGIONE.
BASTA TORTURE, BASTA LAPIDAZIONE.
giovedì 19 agosto 2010
non meno bello di un tramonto o della pioggia sottile che tremola nei pomeriggi d'estate.
le sue curve sono le rotondità dei pianeti. sono i contorni delle colline.
odiamo queste morbidità perchè le vediamo insidiose, capaci come sono di nasconderci l'orizzonte.
ma l'orizzonte non sparisce con le colline. sia esso piatto o curvo, morbido o acerbo, è identica la sua bellezza.
i corpi sono vari come le sfumature d'azzurro che vediamo stendersi su di noi.
non ne esistono due uguali.
non ne esistono uno più bello dell'altro.
in base a cosa la pioggia è più bella e più degna del sole?
c'è bisogno dell'uno e dell'altro.
del morbido e dello spigoloso. non serve voler far mare un monte. torrente un fiume.
faccio io stessa fatica ad accettare ciò che sto dicendo.
perchè, dico, perchè io devo per forza essere un cielo color perla, una collina, in luogo di una pianura o di un pallido azzurro?
basta guardare in su.
il nostro corpo è un regalo del cielo.
grazie.
lunedì 16 agosto 2010
ho paura perchè la situazione in famiglia è pesante, la mia pancia sta crescendo(si gonfia piano, sporge oltre la linea del bacino, tira sotto le magliette aderenti), vorrei andare a vivere da sola, ma incontro mille difficoltà.
che fare? io voglio studiare. non voglio fare l'impiegata per tutta la vita. in fondo ho solo la terza media.
e però: chi li trova i soldi per staccarmi da quella casa? mio papà ride e dice di lasciare la scuola se proprio voglio, che tanto non serve a nulla; scherza. ma è terribilmente serio per me questo gioco.
calcolo le calorie, quasi per gioco. e mi accorgo che a casa mangio di più che in comunità.
mangio di più eppure ho sempre addosso una fame che uccide.
ho paura di questa fame. ho paura che sia la porta aperta per una ricaduta.
ho paura, ho paura, ho paura.
non crediate: mangio pizze, mangio gelati. ma a casa non mi basterebbe mai, in comunità per molto meno mi sento scoppiare.
non voglio lasciare la scuola.
eppure, quei pochi soldi che col lavoro tiro su...se solo li potessi avere comunque...
non sarà eterno il tempo della comunità. me lo sento pesare come un macigno sulla testa, il tempo.
e il libro. se fosse un best seller non guarderei più in faccia a nessuno. potrei ben vivere e studiare, o anche lavorare e sognare.
ma non è un best seller. non ha neppure le possibilità di esserlo.
ragazzina, ragazzina. nonostante il grasso in più che ti pesa addosso, continui a camminare sul filo.
Peter Pan è stato strappato dalla sua isola ed ora comincia a sentire l'aria della vera vita...respira, respira...ma la mongolfiera pesa. e quant'è dura la vita di un adulto.