"mamma c'ha il cuore debole, ma la voce di tuono"
la mia mamma ha tutte e due queste cose. soprattutto il cuore debole direi, anche se la voce è il più manifesto dei due aspetti.
oggi mi pareva stesse impazzendo. io fumo da un anno, fumo poco, due sigarette al giorno dopo i pasti, mai quando sono davanti a lei, mai meno di una mezz'ora dal vedere lei. però lei l'ha scoperto, gliel'ha detto il mio padre chiaroscurale, assente sempre e presente quando vuole, e il suo cuore di mamma mi sembrava lì lì per scoppiare.
non è finita.
io in comunità ho conosciuto una persona. era ottobre, avevamo da raccogliere le mele nei campi intorno alla casa e il nostro direttore, che gestisce anche una comunità di recupero per la tossicodipendenza, ha fatto arrivare dei ragazzi da lassù perchè ci aiutassero.
Davis. non saprei come altro definirlo. lui non è "il mio ragazzo", è...il primo che mi ha svelato quell'altra faccia del mondo nascosta sotto la mia vergogna. uno...tanti baci. i primi. sentirmi finalmente voluta da un ragazzo, voluta come qualcosa in più che la solita amica brutta con cui parlare guardando altro...
lui uscirà probabilmente a luglio, come me. ha fatto un percorso splendido, la droga non esiste più e il suo pensiero nemmeno...questo lo so e ne sono certa,perchè non solo lui ma anche tutto lo staff sono pronti a scommetterci...
ma mia mamma l'ha saputo, gliel'ho detto, e ora è gonfia d'ira, fuori scoppia e dentro si consuma...ha paura.
mi ha minacciata, offesa. teme.
ora, non so quanto sia giusto e quanto sbagliato tutto questo. ho una capacità di autocontrollo che è spaventosa, me lo riconosco. fumo perchè mi piace concedermi questo piccolo piacere, per averlo già fatto so di poter smettere quando voglio. davis mi fa sentire in paradiso, ma so che se le cose diventassero pericolose o malate non mi lascerei tirare in basso.
e allora?come stanno le cose?
mia madre dice: torna a casa e interrompi il percorso, piantala di fumare e manda affanculo Davis!ti ho sempre dato tutto, ora dai tu a me, tu che non hai mai fatto niente per me!
so che non ha ragione.anzi, non è vero:penso che non abbia ragione.
ma insieme ha perfettamente ragione.
queste cose mi fanno felice.
lei dice che tutti dobbiamo rinunciare alla felicità se necessario.
è necessario?
quando stai dentro ad un tunnel non la vedi l'uscita. lampi, stridii, paura: distruzione e autodistruzione, è lo stesso, tutto perso in quella nebbia gelata che confonde i sensi. ma io so che un'uscita da questo tunnel C'é. ho scritto della mia caduta, ora voglio scrivere della mia ricerca. della mia speranza. benvenuti nel mio blog.
domenica 13 marzo 2011
giovedì 10 marzo 2011
riluttante...striscio qui dentro. ciao, ciao. si può tornare anche se si è stati un bel po'stronzi?
dunque dunque dunque...
mamma mia, quanto sono stata lontana! mille andate, mille volte schermate spente, mille volte mail senza risposta (scusate, scusate; non ho giustifiche vere e proprie, neppure attenuanti, se non il poco tempo, la confusione, forse la pigrizia).
insomma, sono un pochino scappata. ripetutamente scappata.
è vero che durante la settimana non ho internet; è anche vero che nei week end ce l'ho quasi sempre...quindi niente più scuse.
a volte vorrei riscrivere ma non lo faccio più perchè mi manca l'abitudine. quando una cosa che è tua non la tocchi per tanto tempo, hai timore a riprenderla, quasi un senso di vergogna per la polvere che disperderà il tocco della tua mano. vorresti piuttosto cominciare qualcosa di nuovo, che sentire quel brivido. e tendi a divagare, effettivamente.
provo un po' di imbarazzo, ora, nel riprendere in mano questo blog. imbarazzo perchè da quando ho avuto il mio primo STOP (un anno e tre mesi fa,quanto lungo questo tempo) non c'è mai stata una ripresa vera. come se questo piccolo blog si fosse svilito; quasi morto, se non ci fosse chi ogni tanto mi scrive a ricordarmi che è esistito e a chiedere la ragione per la quale adesso non c'è più.
formalmente c'è quasto blog. spiritualmente, da troppo è morto.
io vorrei poterlo riprendere in mano. vorrei superare questi timori assurdi nel ricominciare a scrivere. sebbene con tutta questa strana vergogna.
ora saluto voi, ciao ragazze. tutte le scuse del mondo sono inutili e ruffiane. non so niente di come state e a differenza di voi che siete state tanto gentili non ho nemmeno cercato di saperlo.
accogliete le mie scuse ed il mio abbraccio. non è vero che non pensavo a voi. solo, mi sono staccata. senza motivo, solo per pigrizia e disattenzione.
cambio tutti i giorni e non cambio mai. quasto blog è stato per me un cantuccio sicuro dove urlare. perchè non posso avere ancora voglia di parlarci dentro?
non ho mai perso con tutto quello che ho passato la voglia di parlare.
mamma mia, quanto sono stata lontana! mille andate, mille volte schermate spente, mille volte mail senza risposta (scusate, scusate; non ho giustifiche vere e proprie, neppure attenuanti, se non il poco tempo, la confusione, forse la pigrizia).
insomma, sono un pochino scappata. ripetutamente scappata.
è vero che durante la settimana non ho internet; è anche vero che nei week end ce l'ho quasi sempre...quindi niente più scuse.
a volte vorrei riscrivere ma non lo faccio più perchè mi manca l'abitudine. quando una cosa che è tua non la tocchi per tanto tempo, hai timore a riprenderla, quasi un senso di vergogna per la polvere che disperderà il tocco della tua mano. vorresti piuttosto cominciare qualcosa di nuovo, che sentire quel brivido. e tendi a divagare, effettivamente.
provo un po' di imbarazzo, ora, nel riprendere in mano questo blog. imbarazzo perchè da quando ho avuto il mio primo STOP (un anno e tre mesi fa,quanto lungo questo tempo) non c'è mai stata una ripresa vera. come se questo piccolo blog si fosse svilito; quasi morto, se non ci fosse chi ogni tanto mi scrive a ricordarmi che è esistito e a chiedere la ragione per la quale adesso non c'è più.
formalmente c'è quasto blog. spiritualmente, da troppo è morto.
io vorrei poterlo riprendere in mano. vorrei superare questi timori assurdi nel ricominciare a scrivere. sebbene con tutta questa strana vergogna.
ora saluto voi, ciao ragazze. tutte le scuse del mondo sono inutili e ruffiane. non so niente di come state e a differenza di voi che siete state tanto gentili non ho nemmeno cercato di saperlo.
accogliete le mie scuse ed il mio abbraccio. non è vero che non pensavo a voi. solo, mi sono staccata. senza motivo, solo per pigrizia e disattenzione.
cambio tutti i giorni e non cambio mai. quasto blog è stato per me un cantuccio sicuro dove urlare. perchè non posso avere ancora voglia di parlarci dentro?
non ho mai perso con tutto quello che ho passato la voglia di parlare.
giovedì 23 dicembre 2010
domenica 31 ottobre 2010
noi sappiamo volare oltre il buio
Piccolo animale notturno. Pipistrellino. È tanto grande la notte.
Gli animali più possenti la temono: chiudono le palpebre insieme con il sole e si addormentano tra le pietre. Gli uomini stolti accendono lampade.
Tu invece sei così piccino. Ali di membrana sottile, pelo bruno tutto scarruffato, orecchie attente e grandi: nessun poeta ti loderà come fa con i gufi, non canteranno le tue ali di stoffa artigianale tenute insieme senza penne. Così piccino, movimento vibrante senza maestà. Però la notte è tutta tua.
La notte è la casa della paura. Luna di ghiaccio e foglie di sangue. Il bosco è percorso da branchi di lupi senza perdono. Falene sbattono le ali che non hanno colore. Gli uomini si svegliano e compiono crimini. Persino i placidi barbagianni sembrano bianchi fantasmi.
Tu solo ridi della notte, pipistrellino. Quell'oscurità tanto più grande di te non ti fa paura. Tu solo, unico poeta fra tutti gli animali, trovi allegria nella luna. Schizzi avanti e indietro senza vedere e senza cadere mai.
Quanta felicità la notte. Non hai bisogno di vedere per sentire che lei c'è e che tu ci sei.
Non hai bisogno della stampella del sole per sentirti caldo caldo fuori e dentro.
Piccolo animale notturno, pipistrellino. Tanto più grande sei tu della notte.
Gli animali più possenti la temono: chiudono le palpebre insieme con il sole e si addormentano tra le pietre. Gli uomini stolti accendono lampade.
Tu invece sei così piccino. Ali di membrana sottile, pelo bruno tutto scarruffato, orecchie attente e grandi: nessun poeta ti loderà come fa con i gufi, non canteranno le tue ali di stoffa artigianale tenute insieme senza penne. Così piccino, movimento vibrante senza maestà. Però la notte è tutta tua.
La notte è la casa della paura. Luna di ghiaccio e foglie di sangue. Il bosco è percorso da branchi di lupi senza perdono. Falene sbattono le ali che non hanno colore. Gli uomini si svegliano e compiono crimini. Persino i placidi barbagianni sembrano bianchi fantasmi.
Tu solo ridi della notte, pipistrellino. Quell'oscurità tanto più grande di te non ti fa paura. Tu solo, unico poeta fra tutti gli animali, trovi allegria nella luna. Schizzi avanti e indietro senza vedere e senza cadere mai.
Quanta felicità la notte. Non hai bisogno di vedere per sentire che lei c'è e che tu ci sei.
Non hai bisogno della stampella del sole per sentirti caldo caldo fuori e dentro.
Piccolo animale notturno, pipistrellino. Tanto più grande sei tu della notte.
lunedì 18 ottobre 2010
il tempo di guarire
io avevo una collana, sai. era rossa come il sangue e poi c'erano qua e la delle perline nere nere. l'avevo sempre al collo perchè mi ricordava tutto quanto il mio dolore e la mia patologia.
quando sono entrata in comunità mi sono detta: "la toglierò quando sarò guarita".
pensavo che l'avrei tolta alla fine del percorso, quando sarei uscita di lì.
poi un giorno, dopo quattro o cinque mesi dall'inizio del percorso, ero in bagno con un'altra ragazza e la collana si è rotta. si è sganciata la catenella e quella bavetta rosso sangue mi è finita in mano.
-se vuoi si può aggiustare facilissimamente- mi ha detto la mia amica.
-no,no grazie- le ho detto, e ho buttato la collana nel cestino.
forse non è ancora successo. o era già successo allora.
quando sono entrata in comunità mi sono detta: "la toglierò quando sarò guarita".
pensavo che l'avrei tolta alla fine del percorso, quando sarei uscita di lì.
poi un giorno, dopo quattro o cinque mesi dall'inizio del percorso, ero in bagno con un'altra ragazza e la collana si è rotta. si è sganciata la catenella e quella bavetta rosso sangue mi è finita in mano.
-se vuoi si può aggiustare facilissimamente- mi ha detto la mia amica.
-no,no grazie- le ho detto, e ho buttato la collana nel cestino.
forse non è ancora successo. o era già successo allora.
domenica 10 ottobre 2010
ancora
- si, si - mi dice mia sorella, la voce appena lustrata di delusione - sarai pure lì da dieci mesi, ma c'è ancora qualcosa...qualcosa di anormale in come mangi.-
- ma che cosa?- sillabano le mie labbra stupite.
- non te lo so nemmeno dire. ma guarda la Verena, era anoressica anche lei però l'ho vista al McDonald's l'altro giorno! tu invece fai merenda solo e soltanto con le mele e mangi il tonno al naturale anzichè quello all'olio...e capisco che possa piacerti di più, però...non lo so, non so nemmeno come dirlo-
Mi disapprova, quell'adulta bambina, forse dopo tutto questo tempo seguita a disprezzarmi per come mi rapporto con il cibo. ancora.
- a casa non la mangi mai la pasta a pranzo!-
- però mangio carne, verdure, frutta, anche grissini o fagioli o patate-
- si, però la pasta non la mangi-
sono una mattonata nello stomaco questi dialoghi.
non riesco a capire che cosa è ora il cibo per me, che cosa è il corpo.
mangio, non riesco a non mangiare, costante è la paura di avere fame (di avere sempre, sempre fame,come una volta quando tutta la mia giornata era solo cibo). non riuscirei mai a restringere. non riuscirei mai ad eccedere senza farci caso, senza avvertire una tensione, una paura, una leggera colpa.
insomma, tengo me stessa in equilibrio forzato.
a casa mangio, mai di meno, spesso qualcosina di più.
però temo. temo la fame, il bisogno di masticare qualche cosa per placare il nervoso o la noia. temo la restrizione.
temo la Pulce.
non penso più alle calorie nè al mio peso quando mi trovo il piatto davanti. però lo indago e dico:- a noi due!-; lo indago e penso, com'è grasso questo sughetto, è ben tanta questa pasta. questo di per sè non è nemmeno Disturbo. però è qualche cosa che non mi permette ancora di stare completamente a mio agio con il cibo, quando esco dalla comunità. quando mangio qualsiasi cosa nel mio corpo c'è un'involontaria tensione. non faccio nulla e non penso nulla. ma, chi ha più sensibilità lo avverte, sono come un animale che mangia rapido e in allerta, come se da un momento all'altro dovesse giungere qualcuno a togliergli il pasto di bocca.
in comunità è diverso. lì non ho nessun problema.
ma quando arrivo a casa, ecco, scatta la "modalità protezione".
in comunità ci sono giorni che mi guardo e dico:-mica male!-
a casa, lo so che non devo stare più di dieci secondi davanti allo specchio, o l'immagine riflessa, la mia immagine, finirebbe per tramutarsi nella solita figura giunonica che ormai so di non essere.
ma lo stesso non debbo indugiare davanti allo specchio, quando sono a casa, o finirei per crederci. finirei per ritornare agli occhi di mia sorella quell'anoressica tanto disprezzata.
non sono più malata e lo so bene.
ma, la domanda è questa: dalle codine insulse e fastidiose, a volte persino dolorose della malattia, ci sarà un giorno che mi libererò?
o dovrò convivere tutta la vita con il peso scuro di questo mio passato?
tutta la vita giocherellare con le forbici come se fossero niente, e poi, ci colpo, ricordare? e mettere via quelle due lame innocenti con imbarazzo, con vergogna?
per sempre tremerò ogni prima neve ricordando le cose che porta con sé?
per sempre abbasserò lo sguardo e proverò gelosia per gli altri e disamore per me?
- ma che cosa?- sillabano le mie labbra stupite.
- non te lo so nemmeno dire. ma guarda la Verena, era anoressica anche lei però l'ho vista al McDonald's l'altro giorno! tu invece fai merenda solo e soltanto con le mele e mangi il tonno al naturale anzichè quello all'olio...e capisco che possa piacerti di più, però...non lo so, non so nemmeno come dirlo-
Mi disapprova, quell'adulta bambina, forse dopo tutto questo tempo seguita a disprezzarmi per come mi rapporto con il cibo. ancora.
- a casa non la mangi mai la pasta a pranzo!-
- però mangio carne, verdure, frutta, anche grissini o fagioli o patate-
- si, però la pasta non la mangi-
sono una mattonata nello stomaco questi dialoghi.
non riesco a capire che cosa è ora il cibo per me, che cosa è il corpo.
mangio, non riesco a non mangiare, costante è la paura di avere fame (di avere sempre, sempre fame,come una volta quando tutta la mia giornata era solo cibo). non riuscirei mai a restringere. non riuscirei mai ad eccedere senza farci caso, senza avvertire una tensione, una paura, una leggera colpa.
insomma, tengo me stessa in equilibrio forzato.
a casa mangio, mai di meno, spesso qualcosina di più.
però temo. temo la fame, il bisogno di masticare qualche cosa per placare il nervoso o la noia. temo la restrizione.
temo la Pulce.
non penso più alle calorie nè al mio peso quando mi trovo il piatto davanti. però lo indago e dico:- a noi due!-; lo indago e penso, com'è grasso questo sughetto, è ben tanta questa pasta. questo di per sè non è nemmeno Disturbo. però è qualche cosa che non mi permette ancora di stare completamente a mio agio con il cibo, quando esco dalla comunità. quando mangio qualsiasi cosa nel mio corpo c'è un'involontaria tensione. non faccio nulla e non penso nulla. ma, chi ha più sensibilità lo avverte, sono come un animale che mangia rapido e in allerta, come se da un momento all'altro dovesse giungere qualcuno a togliergli il pasto di bocca.
in comunità è diverso. lì non ho nessun problema.
ma quando arrivo a casa, ecco, scatta la "modalità protezione".
in comunità ci sono giorni che mi guardo e dico:-mica male!-
a casa, lo so che non devo stare più di dieci secondi davanti allo specchio, o l'immagine riflessa, la mia immagine, finirebbe per tramutarsi nella solita figura giunonica che ormai so di non essere.
ma lo stesso non debbo indugiare davanti allo specchio, quando sono a casa, o finirei per crederci. finirei per ritornare agli occhi di mia sorella quell'anoressica tanto disprezzata.
non sono più malata e lo so bene.
ma, la domanda è questa: dalle codine insulse e fastidiose, a volte persino dolorose della malattia, ci sarà un giorno che mi libererò?
o dovrò convivere tutta la vita con il peso scuro di questo mio passato?
tutta la vita giocherellare con le forbici come se fossero niente, e poi, ci colpo, ricordare? e mettere via quelle due lame innocenti con imbarazzo, con vergogna?
per sempre tremerò ogni prima neve ricordando le cose che porta con sé?
per sempre abbasserò lo sguardo e proverò gelosia per gli altri e disamore per me?
Iscriviti a:
Post (Atom)